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Huffpost: Rapporto sull’industria nucleare mondiale: cresce ma non decolla
https://www.huffingtonpost.it/dossier/terra/2025/09/22/news/rapporto_sullindustria_nucleare_mondiale_cresce_ma_non_decolla-20096144
di Chiara Venuto • 22 September 2025
Il Rapporto sullo stato dell’industria nucleare mondiale (Wnisr) è uno studio che è per definizione “di parte”, ovvero di tendenza verde e ambientalista. Eppure a riempirne i contenuti ci pensano esperti qualificatissimi, col supporto economica di Fondazione Heinrich-Böll, Fondazione Friedrich-Ebert, Ufficio Federale Tedesco per la sicurezza della gestione delle scorie nucleari, il gruppo Verde al Parlamento europeo e la Fondazione svizzera Ses. Quindi non sorprende che secondo il documento il nucleare stia rallentando, mentre le rinnovabili corrono. Come dice Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto club, «la pubblicazione del rapporto mette ancora una volta in evidenza il divario tra la forte accelerazione delle rinnovabili, cresciute di 858 TWh a livello mondiale nel 2024, e l’andamento incerto del nucleare, che si è fermato a un aumento di 69 TWh. Inoltre a giugno 2025 la produzione di elettricità solare ha superato quella nucleare di un quinto. Le prospettive indicano una rapida crescita delle rinnovabili e dei sistemi di accumulo, mentre il nucleare è alla ricerca di nuove soluzioni ma destinato a giocare un ruolo limitato fino al 2050».
Nel mirino del report ci sono soprattutto gli Smr, gli Small Modular Reactors, piccoli reattori modulari, di cui il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin parla da mesi. Per lui (e il governo) sono la soluzione al costo eccessivo dell’energia e alla crisi climatica. Lo ha ribadito stamattina a un altro evento pure il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, per cui bisogna “riaprire la via al nucleare civile, ai piccoli reattori che servono all’industria” e, secondo molti, potrebbero rivelarsi la svolta per realtà energivore come i data center.
Ma per il report Wnisr gli Smr non possono essere una soluzione. “Nonostante siano sempre più evidenti le prove degli alti costi e dei lunghi tempi per la loro eventuale futura costruzione”, riportano, gli Smr sono definiti da “industria, politici, investitori e – ultimi ma non per importanza – i media” come “indispensabili e una via sicura per risolvere la crisi climatica e, più di recente, come un modo sicuro per fornire energia ai data center e la domanda dell’IA generativa”. L’Agenzia per l’Energia Nucleare dell’OCSE ha riportato che nel 2023 erano stati investiti circa 15,4 miliardi di dollari a livello globale in queste tecnologie, di cui 10 miliardi da fonti pubbliche e i restanti 5,4 da privati. Il tutto, però, spalmato in 127 progetti e – per lo studio di oggi - “buona parte dei design con risorse insufficienti per essere sviluppati”.
A livello globale sui piccoli reattori modulari “i progressi sono limitati, con solo un progetto in Canada approvato per la costruzione, piani in Cina avviati ma con scarse informazioni sulle prestazioni effettive mentre due startup nucleari europee sono in difficoltà finanziarie”. In alcuni casi l’avvio dei lavori è stato posticipato o appare sempre più lontano (Francia, Russia) in altri ci sono stati diversi dietro-front (Argentina).
Nelle quasi 600 pagine del documento si legge un approfondimento sull’Italia, identificata come uno dei Paesi che pianificano la realizzazione di questo genere di reattori nonostante – e qui viene citata un’analisi di Banca d’Italia – “reintrodurre l’energia nucleare non avrebbe un impatto significativo sui prezzi” e le “tecnologie e i combustibili nucleari sono al momento concentrati in Paesi che non sono molto vicini all’Italia in termini geopolitici” come la Russia, fornitore chiave della filiera, dato confermato nel report. Tant’è che il primo vicedirettore generale di Rosatom, Kirill Komarov, ha fatto sapere subito, gongolando: “Siamo ancora al primo posto nel mondo per l’arricchimento dell’uranio. E per quanto alcuni nostri partner occidentali desiderino fare qualcosa al riguardo, per ora non stanno ottenendo grandi risultati. Gli Stati Uniti hanno il più grande parco di capacità installata di centrali nucleari, quasi 100 gigawatt, ma il 25% di esso funziona con uranio arricchito russo”.
“Esiste un preoccupante e crescente divario tra la percezione pubblica e la realtà industriale, quando si parla di energia nucleare”, ha commentato Mycle Schneider, coordinatore e curatore del rapporto. “Mentre in molti Paesi vengono fatte dichiarazioni politiche e stanziati ingenti fondi pubblici, il numero di Stati che operano e costruiscono centrali nucleari è in realtà in diminuzione”, sostiene.
Eppure il 2024, secondo i dati riportati, ha visto il record della produzione di energia nucleare nel mondo (2677 Twh, il 2,9% in più). Di fatto, però, solo grazie alla Cina, che ha segnato un +3,7% e continua a essere al secondo posto (dopo gli Usa) per generazione di questo tipo di elettricità. Nel resto del mondo la produzione è calata del 14% rispetto al 2006 e nel mix elettrico globale la quota è scesa al 9% per la prima volta in 40 anni. Invece, è stato un anno di crescita per le rinnovabili (+858 Twh), con solare ed eolico in salita rispettivamente del 32% e dell’11% per 565 GW di capacità complessiva. Quella nucleare a metà 2025 si è attestata a 368,7 GW.
Non solo. Crescono pure i sistemi di accumulo su scala di rete (Bess), fondamentali perché fanno da ’power bank’ quando l’energia green è più del necessario e rischia di essere persa. Forniscono così stabilità a modelli spesso criticati perché dipendenti dalle condizioni atmosferiche. Oltre l’80% della capacità di stoccaggio energetico è stata aggiunta negli ultimi tre anni, arrivando ai 360 GWh totali. Inoltre, l’integrazione di 350 Gwh di “batterie su ruote” negli Usa potrebbe raddoppiare questo numero: “molti nuovi veicoli elettrici sono creati per fare degli scambi di elettricità con la rete”, spiegano, “caricandosi quando l’elettricità costa poco ed è abbondante, e rivendendola quando è profittevole e il mezzo è parcheggiato”.
A metà 2025 risultavano 63 cantieri di centrali nucleari in 11 Paesi, con la Cina che ha 32 reattori in costruzione. La Russia ne ha 27 in via di realizzazione, di cui 7 domestici e 20 in altri paesi. I reattori operativi nel mondo sono 408 in 31 Stati, mentre sono 218 chiusi e 23 completamente smantellati. Su quelli attualmente esistenti, al di là di tutto, pende poi una spada di Damocle, ossia l’età. Le centrali hanno un’età media di 32,4 anni a metà 2025, con due terzi del parco totale (266) in esercizio da almeno 31 anni, di cui 141 con almeno 41 giri intorno al Sole. Le 28 unità che sono state fermate tra 2020 e 2024 avevano un’età media di 43,2 anni. Secondo i calcoli del Rapporto, considerando questo ciclo vitale ci sarà un forte calo entro il 2030 nei reattori e sarebbe necessario costruire o riavviare – oltre alle 59 unità già in via di realizzazione – altre 44 nuove centrali.
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